mercoledì 22 agosto 2007

Contratti collettivi



In Italia esistono categorie lavorative con contratti collettivi di lavoro specifici.
I contratti esplicitano diritti e doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro, mansioni e retribuzioni, ferie e indennità e molto altro.
La differenza tra un lavoratore e un altro è chiaramente funzione dell'attività svolta, delle mansioni e dei rischi. In base a questi fattori ogni lavoratore è assunto sotto il regime di un adeguato contratto collettivo, considerando inoltre il titolo di studio che eventualmente è un fattore indispensabile per rientrare in una determinata categoria lavorativa. Per questi motivi i contratti di lavoro sono specifici di determinati gruppi di lavoratori.
Se ne deduce quindi che un panettiere non avrà un contratto di un metalmeccanico, che un usciere non avrà il contratto di un medico e che un amministrativo non avrà quello di un chimico. Mi pare che il ragionamento sia razionale giacché ognuna delle citate categorie di lavoratori prevede conoscenze ed abilità specifiche per svolgere determinate mansioni.
Esiste nel "Bel Paese" una clamorosa eccezione: l'Università. In questa "prestigiosa" Istituzione, i lavoratori appartengono a categorie che sono contraddistinte meramente da una lettera. Ciò è vero per l'apparato tecnico amministrativo, non certo per l'apparato Docente/Ricercatore i cui membri appartengono per lo più a caste massoniche con diritti e privilegi da feudalesimo.
Il personale che invece appartiene all'area tecnico-amministrativa si trova in regime di "Contratto Universitario" grazie al quale due individui inquadrati ad esempio "C1" percepiscono il medesimo stipendio accupandosi di mansioni totalmente discrepanti tra loro. Ne risulta così che un usciere percepisca il medesimo compenso di un perito chimico o di un assistente amministrativo.
Ma... come? Un chimico con un contratto da amministrativo? Ma non si era detto poche righe sopra che i lavoratori sottostanno a contratti specifici che tengono conto di mansioni, rischi, formazione culturale etc.? E un chimico che lavora a contatto con sostanze disparate più o meno pericolose, corrosive, irritanti, cancerogene, mutagene, è equiparato ad una segretaria che maneggia cancelleria e digita su una linda tastiera ergonomica??? Ossimoro (Dal gr. oxy/mo¯ros, comp. di oxy/s 'acuto' e mo¯rós 'sciocco'; propr. 'che è acuto sotto un'apparente stupidità - s. m. figura logica che consiste nell'accostare, nella medesima espressione, parole di senso opposto). Tanto stupido quanto geniale, stupido perché palesemente senza buon senso, geniale visto dalla parte di chi paga gli stipendi.
Faccio inoltre notare un'aggravante: mentre una ditta privata è soggetta a controlli per verificare lo stato di manutenzione delle cose e il rispetto delle norme in materia di sicurezza, la mia esperienza mi dice che per qualche astratto motivo l'Università è immune a tali verifiche e i laboratori chimici versano in condizioni pietose che aumentano ancor più i rischi per il lavoratore.
Il risultato che sperimento in prima persona confrontando la mia situazione lavorativa con quella d’ex-compagni di scuola è questo: un diplomato in chimica che maneggia suddette sostanze, che utilizza strumenti più o meno delicati e costosi per fare analisi varie (e dei quali è responsabile) con qualche anno di anzianità è retribuito € 1050 in Università (come un parigrado usciere che risponde al telefono e indica le aule agli studenti) contro gli € 1350 presso una piccola ditta di prodotti chimici (è quasi il 30% in meno ed è scandaloso). Si parla di regimi analoghi, stesse ore lavorative, stessi giorni di ferie.
Vorrei sapere qual è la logica di tutto ciò quando un Parlamentare pretende un' indennità che gli permetta di portarsi al seguito la moglie onde evitare tentazioni di tradimento.
Vorrei sapere a quale personaggio del Parlamento si può far leggere questo testo per avere eventuali chiarimenti (chimera).

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